Online gli output del Progetto “Supporto alle attività di valutazione del QSN 2007/2013” – PON GAT 2007/2013

Sono online i materiali del Progetto “Supporto alle attività di valutazione del QSN 2007/2013” – PON GAT 2007/2013 – CUP: G51H13000260007 relativi alle seguenti nove iniziative di valutazione:

L’Accordo di Partenariato è il documento quadro previsto dal Regolamento generale sui Fondi strutturali 2014 2020, in cui si stabilisce la strategia italiana – risultati attesi, priorità, metodi di intervento – di impiego dei fondi comunitari per il settennio di programmazione, in conformità anche con la strategia dell’Unione Europea per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. La valutazione ex ante dell’Accordo di Partenariato è elemento costituente del processo di programmazione strategica delle politiche comunitarie e per questo si svolge contestualmente in parallelo rispetto alla scrittura dei documenti di programmazione. Per dar corso a questa valutazione è stato costituito un gruppo interdisciplinare di esperti indipendenti che ha avuto accesso ai documenti preliminari di avvio della programmazione come “Metodi e obiettivi per un utilizzo efficace dei fondi comunitari 2014/2020” e le indicazioni della commissione europea per la programmazione, ad atti e documenti di lavoro tematici come i verbali dei tavoli di partenariato, oltre che alle successive bozze dell’accordo in via di stesura. Nelle loro indicazioni, i sei esperti incaricati hanno valutato aspetti quali la coerenza fra diagnosi, strategia, risultati attesi ed azioni; la chiarezza delle opzioni strategiche individuate e la loro capacità di creare di aspettative condivise; l’appropriatezza delle azioni individuate nell’aggredire i problemi e perseguire gli obiettivi individuati; il realismo della strategia e delle azioni previste nel contesto economico ed istituzionale corrente anche alla luce delle esperienze passate, e perciò la loro efficacia attesa.
La piattaforma Kublai – Social network a supporto delle industrie creative - è un ambiente collaborativo per lo sviluppo di idee e progetti, creato nel 2008 dal Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Economica – DPS, che si pone gli obiettivi di sostenere l’avvio di imprese ed iniziative di sviluppo locale economicamente sostenibili attraverso strumenti collaborativi web e di attivare energie e competenze messe in campo volontariamente da parte degli stessi membri di questa piattaforma, da indirizzare come contributi a vantaggio delle idee progetto in discussione (http://www.progettokublai.net/). Finita la fase sperimentale del progetto si è ritenuto utile effettuare una valutazione dei risultati raggiunti dalla piattaforma e un’analisi delle possibili modalità di prosecuzione dell’iniziativa. La valutazione, pertanto, è stata articolata in due fasi. Nella prima fase sono state valutati l’efficacia e l’impatto delle azioni implementate nell’ambito dell’iniziativa “Kublai”, anche attraverso l’analisi e l’interpretazione delle informazioni pubbliche registrate dalla piattaforma, al fine di verificarne l’effettiva capacità di attivare energie e competenze volontariamente offerte dai membri della piattaforma a vantaggio delle idee progettuali proposte dagli utenti. Nella fase successiva è stato realizzato uno studio di fattibilità volto a valutare le migliori modalità attraverso le quali l’iniziativa potrebbe attrarre il sostegno di altri Enti e Istituzioni, pubbliche e private, e ad identificare l’assetto gestionale più idoneo a consentire la loro partecipazione al finanziamento e al controllo insieme al DPS.
Le politiche regionali di sviluppo hanno avuto un ruolo importante nel favorire la diffusione delle tecnologie nelle scuole, attraverso la realizzazione di significativi investimenti di risorse destinate all’acquisto di apparecchiature tecnologiche digitali e multimediali per il settore istruzione. Ci si riferisce, ad esempio, a laboratori che vengono attrezzati con lavagne interattive multimediali (LIM), strumenti audiovisivi come TV digitali ed equipaggiamenti per teleconferenze o dispositivi come PC e tablet collegati fra loro in rete. L’attività di valutazione è stata, dunque, finalizzata a comprendere in che misura e in quali circostanze le attrezzature informatiche e di comunicazione acquistate nel corso degli ultimi anni attraverso gli interventi della politica regionale (PON-POR-PAC-FAS/FSC) nelle regioni del Mezzogiorno sono effettivamente ed efficacemente utilizzate nella didattica. In particolare, la valutazione ha analizzato le scelte operative e le caratteristiche degli istituti scolastici destinatari degli investimenti e dei contesti in cui essi operano, che consentono alle tecnologie di dispiegare gli effetti desiderati sulla qualità della didattica e sui rendimenti scolastici degli studenti. GLI EFFETTI DEGLI INVESTIMENTI IN TECNOLOGIE DIGITALI NELLE SCUOLE DEL MEZZOGIORNO S. Giusti, M. Gui, M. Micheli, A. Parma - Collana Materiali UVAL - downolad
Il Programma nazionale dedicato alle Città metropolitane (o PON METRO) risponde a molteplici e inderogabili esigenze di fatto e sollecitazioni dei percorsi di policy europea e nazionale, quali: la centralità delle Città nell’agenda europea di sviluppo sostenibile e coesione sociale, la concentrazione nelle grandi aree urbane di questioni urgenti di sviluppo e coesione, il disegno di riforma costituzionale e amministrativa per l’istituzione delle Città metropolitane, l’esigenza di rafforzare il ruolo delle istituzioni di governo urbano come soggetti chiave delle strategie di investimento e del dialogo interdisciplinare e interistituzionale. Di fronte a tali sfide, il PON Città metropolitane, adottando una logica sperimentale sia nella costruzione del programma stesso che nel governo della sua attuazione interviene, in parallelo ai Programmi operativi regionali, per sostenere interventi che saranno promossi da 14 Autorità urbane, ovvero le 10 Città metropolitane individuate con legge nazionale (Roma Capitale, Bari, Bologna, Genova, Firenze, Milano, Napoli, Torino, Reggio Calabria e Venezia) e le 4 Città metropolitane individuate dalle Regioni a statuto speciale (Cagliari, Catania, Messina e Palermo) cosi come individuate dalla rispettiva normativa regionale. In fase di stesura del Programma sia la valutazione ex ante sia la valutazione ambientale strategica sono richieste e sono intese come un contributo esterno ed indipendente al processo di programmazione finalizzato a renderla – internamente ed esternamente – coerente, più efficace e in grado di considerare tutti i potenziali impatti ambientali (positivi e negativi).
I Confidi sono dei consorzi il cui oggetto sociale è fornire garanzie mutualistiche alle banche per favorire l’accesso al credito delle imprese associate. Negli anni più recenti – soprattutto per effetto della rilevanza che le norme derivanti dagli Accordi di Basilea annettono ad alcune tecniche di mitigazione del rischio - questi organismi di garanzia sono stati destinatari di specifiche disposizioni che impattano su governance, struttura organizzativa, modello di business e comportano un percorso (non privo d’ostacoli) in direzione di una maggiore sostenibilità (economica e patrimoniale) del loro modus operandi. La ricerca valutativa, condotta nell’ambito del progetto, si concentra sui dati a partire dai quali è possibile valutare se e in che misura ciascun singolo confidi assolva al proprio ruolo. Il lavoro dunque offre, in forma organica, una serie di informazioni ai policy maker come agli operatori di mercato, per diffondere conoscenza e stimolare una discussione costruttiva volta, in particolare, a rafforzare l’efficacia delle politiche pubbliche attuate con il coinvolgimento dei confidi. Sul piano degli output materiali il risultato delle attività svolte dal team di ricerca consiste in: - un database prototipale, interrogabile in tre modi differenti e corredato da istruzioni di funzionamento DATABASE – L’ACCOUNTABILITY DEI CONFIDI (versione 9_2_16) - download - un report che analizza il fabbisogno informativo sull’azione dei confidi e le fonti di informazione da cui è possibile reperire i dati necessari e propone una batteria di indicatori atti a valutare il mercato di riferimento di ciascun confidi, il patrimonio e la gestione dei rischio e la sostenibilità economica della loro attività. L’ACCOUNTABILITY DEI CONFIDI. STRUMENTI DI ANALISI E SPUNTI DI DISCUSSIONE SULLA VALUTAZIONE DI EFFICIENZA ED EFFICACIA DELLE POLITICHE PUBBLICHE NELLA FILIERA DEL CREDITO - download Il report insieme al database sono stati presentati il 27 gennaio 2016 a Milano presso la Camera di Commercio di Milano. L’incontro, promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Politiche di Coesione – Nucleo di valutazione e analisi per la programmazione, l’Agenzia per la Coesione Territoriale  e Studiare Sviluppo, in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano e il Consorzio Camerale per il Credito e la Finanza  è stato organizzato nell’ambito del Progetto DP2100 “Supporto alla valutazione del QSN 2007/2013”  – PON Governance e Assistenza Tecnica 2007/13. L’evento ha rappresentato un confronto produttivo tra le Istituzioni e i destinatari delle politiche pubbliche che hanno affrontato insieme il tema dell’accountability dei confidi, leva fondamentale per verificare e rafforzare l’utilità dei garanti mutualistici per le banche e per le imprese. Il 7 aprile 2016 si è tenuto a Roma presso la sede di UNIONCAMERE il Seminario di discussione ”L’ACCOUNTABILITY DEI CONFIDI minori“promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Politiche di Coesione – Nucleo di valutazione e analisi per la programmazione, l’Agenzia per la Coesione Territoriale e  Studiare Sviluppo, in collaborazione con UNIONCAMERE.  L’incontro si è incentrato sul nuovo quadro di riferimento normativo che ad oggi sta cambiando lo scenario attuale, soprattutto per i garanti sotto la soglia dei 150 milioni di euro. Le due fondamentali innovazioni -riguardanti l’accountability dei confidi minori- sono infatti di dominio pubblico dal 18 marzo 2016: il D.M. 228/2015 che disciplina l’Organismo previsto dall’art. 112-bis del T.U.B. e, in attuazione del  D.Lgs. 136/2015, le Istruzioni per la compilazione dei bilanci nella versione proposta in consultazione dalla Banca d’Italia. Il Seminario di discussione è stato anche l’occasione per un confronto diretto tra destinatari delle politiche pubbliche, esperti della materia e rappresentanti istituzionali, al fine di stabilire un dialogo funzionale alla ricerca di soluzioni per facilitare i rapporti di credito delle imprese.
DEGLI ENTI LOCALI E’ opinione diffusa che la disponibilità di dati in formati open e standardizzati sia un fattore di sviluppo economico anche a livello regionale e nazionale e pertanto può rientrare fra gli oggetti di investimento della politica di coesione. Inoltre, l’introduzione di nuove opzioni semplificate per la rendicontazione della spesa dei fondi strutturali nel periodo di programmazione 2014-2020 ha fatto sorgere la possibilità di promuovere gli Open Data con strumenti di policy nuovi. Lo strumento che si è ipotizzato di porre in essere per promuovere il rilascio di dati di fonte amministrativa avrebbe la caratteristica, in forte discontinuità rispetto al passato, di ricompensare con il trasferimento di risorse pubbliche le amministrazioni solo dopo che queste abbiano effettivamente assicurato la disponibilità in formato aperto di dati utilizzabili dai cittadini e imprese. Ciò si distingue da quanto è stato fatto in passato quando alcune politiche pubbliche hanno sostenuto in modo preventivo e indipendentemente dal suo esito lo sforzo profuso dalle amministrazioni per “aprire” dati. Questa sua natura renderebbe un tale intervento fortemente coerente sia con lo spirito fattivo proprio del movimento Open Data sia con l’orientamento ai risultati che rappresenta una delle innovazioni di metodo della programmazione 2014-2020. Al fine di valutare la fattibilità di un possibile intervento con queste caratteristiche, che incentivi gli enti locali al rilascio di dati in formato open nel periodo di programmazione 2014-2020, è stato creato un gruppo di lavoro composto di esperti esterni con diverse professionalità in questa materia. Il gruppo ha individuato la tipologia di comuni che potrebbero accedere alla misura ed effettuato la stima del costo semplificato con modalità lump sum che potrebbe essere riconosciuto ai comuni che ne faranno richiesta per il rilascio di un set minimo di basi dati in formato Open Data. Gli ambiti tematici di rilascio dei dati che sono stati individuati sono: gli stradari, gli edifici comunali, i consumi energetici, gli asili nido ed i servizi per gli anziani.
La politica industriale è spesso descritta come un tutto indivisibile in cui gli aiuti agli investimenti, gli sconti fiscali alle attività di ricerca e sviluppo, le politiche di contesto e i servizi alle imprese risultano indistinguibili o non ordinabili in termini di priorità. La Politica di Coesione territoriale, in particolare, ha investito in modo significativo e persistente nell’ambito degli interventi appena citati, a partire dai tempi della Cassa per il Mezzogiorno (anche incentivando le ben note Aree di Sviluppo Industriale), per giungere – in tempi più recenti – all’utilizzo dei fondi comunitari (FESR) e nazionali (FAS, FSC) per lo sviluppo delle aree arretrate. A riscontro di una ricca esperienza cui attingere, è stata però evidenziata l’assenza di un’analisi sistematica e completa che tenga distinti gli investimenti (opere e servizi) a supporto delle attività produttive dai trasferimenti diretti alle imprese. Tale assenza vale anche per la Politica di Coesione, nonostante questa abbia attivato numerosi strumenti di analisi e monitoraggio e disponga di un patrimonio di informazioni difficilmente riscontrabile in altre politiche pubbliche. Si è, dunque, ritenuto necessario effettuare degli approfondimenti volti a verificare la corrispondenza degli investimenti operati dalla Politica di Coesione nelle regioni del Mezzogiorno dopo il 2000 alle principali necessità di riqualificazione delle infrastrutture di servizio all’attività imprenditoriale e, nel caso in cui questa corrispondenza sia stata insufficiente o parziale, quali elementi di contesto istituzionale, di policy o di debolezza strategica, ne abbiano limitato l’efficacia.
Le politiche per la R&I, a seguito della loro evoluzione più recente, sono caratterizzate, pur nella loro eterogeneità, da logiche di intervento sempre meno lineari e più sistemiche (e.g. incentivi alla collaborazione piuttosto che ad attività di R&S isolate), strumenti di policy sperimentali (e.g. appalti innovativi pre-commerciali), indeterminatezza degli esiti (interventi non deterministici) e in qualche misura dei beneficiari diretti e indiretti (e.g. Distretti Tecnologici come percettori di risorse pubbliche a beneficio di tutti gli attori del territorio). In particolare, con riferimento alle logiche di intervento, la modalità collaborativa è riconosciuta dalla letteratura come quella più adeguata, nell’attuazione di progetti di ricerca, a massimizzare il beneficio dell’intervento in termini di innovazione per tutti i soggetti coinvolti e di rafforzamento delle capacità innovative e competitive delle imprese di piccole e medie dimensioni, ed in generale di quelle meno in grado di realizzare processi di innovazione e di cambiamento. Questo assunto teorico, che ha informato in modo crescente il disegno delle politiche, assorbendo anche le risorse in passato destinate a progetti che la singola impresa realizzava al proprio interno ed in isolamento, è acquisito alle strategie di intervento in R&I per la programmazione 2014 – 2020 ed è centrale nel dibattito sull’efficacia degli interventi delle politiche. Tuttavia, la precisa definizione di una strategia incentrata sulla ricerca industriale di tipo collaborativo risente della difficoltà nella definizione dell’efficacia degli interventi di questa natura (quando un intervento in ricerca collaborativa può definirsi efficace? Quali sono i suoi effetti attesi?), sia dell’ inadeguatezza della strumentazione metodologica tradizionalmente applicata alla valutazione degli effetti dei progetti di R&I. I metodi di valutazione convenzionalmente in uso sono pensati per cogliere gli effetti degli investimenti in termini di addizionalità (di input e di output) ma non colgono alcuni cambiamenti nel comportamento dei soggetti trattati né riescono a motivare gli esiti stimati. Da qui è nata la necessità di avviare uno studio valutativo di approfondimento sui meccanismi che caratterizzano la realizzazione degli interventi in ricerca collaborativa e, che per specifici casi, ne evidenzi gli effetti e ne ricostruisca il percorso attuativo.
DELLE AREE INTERNE L’azione di valutazione mira ad approfondire l’analisi della mobilità di ciascuna area-progetto individuata dal Comitato Nazionale Aree Interne e dalle Regioni interessate con riferimento sia alla mobilità dall’area e verso l’area, sia alla mobilità interna dei cittadini tra un Comune e l’altro appartenente all’area, sia alla mobilità turistica. L’intervento è articolato in tre fasi: - una fase di Supporto Scientifico per la messa a punto della griglia degli indicatori di accessibilità, sia per l’interlocuzione con il Comitato nazionale Aree Interne, in particolare nei tavoli di discussione con le Regioni sulle tematiche trasportistiche; - una fase prettamente analitico-quantitativa, in relazione al popolamento delle matrici degli indicatori di accessibilità; - una fase di analisi, per la parte accessibilità e trasporti, del quadro informativo sulle aree interne selezionate allo scopo di valutare i bisogni di mobilità delle aree stesse, e di valutazione della coerenza delle proposte di intervento individuate nelle strategie d’area con i fabbisogni rilevati e con le finalità generali della Strategia Nazionale per le aree Interne.

Studiare Sviluppo supporta la realizzazione di studi e valutazioni sui temi rilevanti per l’attuazione del Quadro Strategico Nazionale 2007-2013, su argomenti che vengono individuati in coerenza con il Piano delle valutazioni della Politica Regionale Unitaria. Le attività comprendono sia il supporto tecnico ed amministrativo al NUVAP (ex UVAL), titolare delle attività di impostazione e coordinamento del Piano di Valutazione e Studi, nello svolgimento delle attività di valutazione vere e proprie, sia azioni di comunicazione finalizzate alla diffusione dei loro risultati che documentano l’attuazione della strategia e gli effetti degli interventi finanziati nell’ambito del QSN 2007/2013.

Per approfondimenti visita la sezione dedicata: SUPPORTO ALLE ATTIVITÀ DI VALUTAZIONE DEL QSN 2007/2013” – PON GAT 2007/2013